Che cos’è l’xG nel calcio: come leggerlo correttamente e perché spesso trae in inganno (2026)

L’xG (expected goals) è uno dei numeri più citati nel calcio moderno. Può davvero aiutare a capire la qualità delle occasioni e la solidità di alcune tendenze, ma genera anche molte interpretazioni sbagliate: “meritavamo di vincere”, “sono stati solo fortunati”, “è finito”, spesso basate su un solo match. La verità sta nei dettagli: come si costruisce l’xG, cosa non considera e quanto facilmente diventa rumoroso quando lo si scambia per un verdetto definitivo.

Cosa misura davvero l’xG (e cosa invece non misura)

In modo semplice, l’xG è una probabilità assegnata a un tiro: un valore tra 0 e 1 che stima con quale frequenza un’occasione simile diventa gol. I fornitori di dati addestrano questi modelli su grandi archivi storici di tiri e utilizzano informazioni sull’esecuzione—posizione, angolo, parte del corpo e contesto dell’azione—per stimare quanto fosse “realizzabile” quel tentativo. Sommando l’xG di tutti i tiri in una partita si ottiene un’aspettativa indicativa dei gol, non una promessa di ciò che “sarebbe dovuto” accadere.

Questo è importante perché molti parlano di xG come se descrivesse la prestazione complessiva in ogni fase del gioco. Non è così. L’xG tradizionale inizia nel momento del tiro, quindi non cattura pienamente il lavoro senza palla, la progressione tra le linee o quante volte una squadra arriva in zone pericolose ma non conclude. Una squadra può controllare territorio e ritmo e, allo stesso tempo, produrre un xG modesto se si accontenta di tiri murati o da angolazioni sfavorevoli.

Inoltre, l’xG non è un numero “universale”. Fornitori diversi usano variabili e dati di addestramento differenti, quindi due fonti affidabili possono attribuire valori diversi alla stessa gara. Anche piccole scelte di modellazione—come trattare la pressione difensiva, includere o meno la posizione del portiere, o definire in modo diverso assist e cross—possono spostare il risultato. Per questo è sensato confrontare sempre dati omogenei (stesso fornitore, stessa competizione, stesse definizioni) prima di trarre conclusioni forti.

xG pre-tiro vs xG post-tiro: il dettaglio che cambia la lettura

La maggior parte dei grafici post-partita mostra un xG pre-tiro: la qualità dell’occasione nel momento in cui il tiro parte, basata sulla situazione che lo ha generato. È la versione più utile per distinguere “abbiamo creato buone opportunità” da “abbiamo tirato tanto ma male”. Due squadre possono chiudere entrambe a 1,5 xG e raccontare partite molto diverse: una con cinque occasioni discrete, l’altra con una chance enorme più una serie di tentativi a bassa probabilità.

L’xG post-tiro (spesso indicato come PSxG) aggiunge informazioni su dove è finito il pallone: quanto è stato angolato, se è andato verso gli angoli o addosso al portiere. Per questo è utile per valutare finalizzazione e portieri: a parità di posizione di tiro, un’esecuzione può essere debole o perfetta, e l’xG post-tiro prova a rifletterlo. Se un portiere subisce un gol da un tiro con PSxG molto basso, può suggerire un errore; se un attaccante segna spesso con tiri “difficili” per il portiere, può indicare qualità di piazzamento, non solo buone occasioni.

Detto questo, l’xG post-tiro può ingannare su campioni piccoli. Due conclusioni all’incrocio possono far impennare i numeri di un attaccante, mentre una deviazione o un rimbalzo sfortunato può peggiorare quelli di un portiere. Il modo corretto di usarlo è su periodi lunghi e con controllo video, soprattutto quando ci sono schermi, tocchi minimi o rimpalli.

Come leggere l’xG correttamente: una checklist pratica per partita e stagione

Inizia dal contesto tiro per tiro, non dal totale in evidenza. Un’unica occasione da 0,75 generata da un passaggio arretrato in area piccola non equivale a quindici tiri da 0,05 dalla distanza, anche se i totali coincidono. Guardando una partita, chiediti: quante vere “occasioni pulite” ci sono state e da dove sono nate—transizioni rapide, pressione continua, palle inattive o errori individuali?

Dividi i dati in blocchi sensati. La separazione più semplice è gioco aperto vs palle inattive. L’xG da palla inattiva è reale, ma si comporta in modo diverso: dipende molto dalla qualità dei calci piazzati, dagli schemi provati e anche da decisioni arbitrali (soprattutto i rigori). Quando confronti squadre, spesso ha senso guardare prima l’xG in gioco aperto, poi reinserire le palle inattive dopo aver capito stile e ripetibilità.

Attenzione ai rigori e al loro peso sul totale. Molti modelli trattano ogni rigore come un valore fisso vicino a tre quarti di gol. Un rigore può cambiare la “storia xG” più di venti minuti di gioco aperto. Per questo, nelle analisi si usa spesso il non-penalty xG (npxG) per non lasciare che un singolo episodio domini l’interpretazione.

Cosa fare quando xG e risultato dicono cose diverse

Prima di tutto, controlla se il divario xG nasce da pochi eventi. Se la squadra sconfitta ha avuto una chance enorme (per esempio 0,8 xG) e l’ha sprecata, la gara può sembrare “ingiusta” nei numeri, ma il calcio è uno sport a punteggio basso e spesso si decide su pochi momenti. Non è magia: è semplicemente la natura del gioco.

Poi considera la variabilità di finalizzazione e portieri. Una squadra può “overperformare” l’xG per qualche partita perché l’attaccante è in gran forma o il portiere fa interventi decisivi. Sull’arco di una stagione, i valori tendono a rientrare verso la qualità reale delle occasioni, ma alcuni giocatori possono mantenere un vantaggio se scelgono costantemente zone favorevoli o hanno un piazzamento di tiro superiore (aspetto che i modelli post-tiro colgono meglio).

Infine, chiediti se il piano gara ha scambiato qualità per controllo. Alcune squadre accettano tiri a bassa probabilità per mantenere pressione e limitare le transizioni avversarie; altre evitano di calciare finché l’occasione non è davvero pulita, ottenendo un xG per tiro più alto ma un numero di conclusioni inferiore. L’xG non giudica la tattica: descrive solo i tiri che sono avvenuti.

Grafico qualità occasioni

Perché l’xG spesso trae in inganno: errori comuni anche tra chi segue bene

Il primo errore è trattare l’xG come un tabellino dei “gol meritati”. L’xG è una stima basata su medie storiche, non una legge della fisica. Se una partita finisce 1–0 e la squadra che perde chiude a 2,1 xG, non significa automaticamente che abbia giocato meglio. Può voler dire che ha creato e sprecato, oppure che quel totale deriva da molti tiri di scarso valore più un grande errore, mentre l’altra squadra ha creato meno ma ha difeso meglio l’area e gestito i momenti chiave.

Un altro errore è ignorare le differenze tra fornitori e la qualità del dato. Un modello è forte quanto lo sono le informazioni che riceve e come vengono etichettate. Se la pressione difensiva o la posizione del portiere non sono registrate (o lo sono in modo incoerente), due tiri “simili” possono essere trattati come identici quando non lo sono. Alcuni aggiornamenti moderni aggiungono più contesto proprio per ridurre questi punti ciechi, ed è anche per questo che i valori xG possono cambiare quando un fornitore aggiorna il modello.

Il terzo errore è reagire troppo a campioni piccoli. Una singola partita di xG dice poco. Cinque partite dicono qualcosa in più. Su 20–30 gare iniziano a emergere caratteristiche più stabili: quanto una squadra crea occasioni di qualità, quanto ne concede e se il suo stile genera chance ripetibili. Anche allora, però, è sempre utile incrociare con il video e con la forza degli avversari affrontati.

Domande migliori da farsi con l’xG (per non farsi trascinare fuori strada)

Invece di chiederti “chi meritava di vincere?”, chiediti “che tipo di occasioni sono state create e sono ripetibili?”. Una squadra che vive di rimpalli, seconde palle e tiri murati può produrre un xG “sporco” che oscilla molto di settimana in settimana. Una squadra che costruisce regolarmente cut-back e uno contro uno in area, di solito, sta generando qualcosa di più sostenibile.

Invece di “questo attaccante è scarso perché è sotto l’xG?”, chiediti “che tiri sta facendo e da dove?”. Un centravanti costretto a concludere da posizioni difficili può sembrare “inefficiente” anche se la sua finalizzazione è normale. E controlla sempre i rigori: separare i numeri senza rigori è spesso più corretto per valutare il contributo in gioco aperto.

E invece di “l’xG dimostra la narrativa”, usalo come uno strumento che richiede contesto. L’abitudine più utile è una routine semplice: verifica i rigori, separa gioco aperto e palle inattive, guarda le tre occasioni più grandi della partita e confronta i numeri con ciò che hai visto. Così l’xG aiuta a capire il calcio, non a litigare sui risultati.